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7 storie per capire meglio la vita (e le persone)

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Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

Il carattere e la saggezza si costruiscono nel tempo. L’insegnamento arriva con le perdite, le lezioni ed i trionfi. Non ci sono scorciatoie né formule secrete.

Proprio quando pensi di aver capito tutto qualcosa ti sorprende e ti ritrovi confuso e disorientato.

Una perdita, una malattia, un tradimento o semplicemente qualcosa di inaspettato che sconvolge i tuoi piani.

Forse sai già di cosa parlo, la felicità e la crescita personale sono un lavoro continuo che ci portiamo avanti per tutta la vita.

E ad ogni passo, ad ogni ostacolo e sfida che superiamo diventiamo più forti e un po’ più saggi.

Però ci sono momenti in cui una frase, una canzone oppure una storia che leggiamo o sentiamo, ci fanno riflettere e ci aiutano a sbloccarci.

Ho raccolto qui 7 storie le quali possono aiutarti proprio in questo. 

Sono storie che abbiamo bisogno di leggere (o rileggere) tutti, specialmente in questi tempi.

1. A cosa serve leggere? “Il maestro e l’allievo.”

“Ho letto moltissimi libri, ma ho dimenticato la maggior parte di essi. Ma allora qual è lo scopo della lettura?” Fu questa la domanda che un allievo una volta fece al suo Maestro. Il Maestro in quel momento non rispose.

Dopo qualche giorno, però, mentre lui e il giovane allievo se ne stavano seduti vicino a un fiume, il maestro disse di avere sete e chiese al ragazzo di prendergli dell’acqua usando un vecchio setaccio tutto sporco che era lì in terra.

L’allievo trasalì, poiché sapeva che era una richiesta senza alcuna logica.

Tuttavia, non poteva contraddire il proprio Maestro e, preso il setaccio, iniziò a compiere questo assurdo compito. Ogni volta che immergeva il setaccio nel fiume per tirarne su dell’acqua da portare al suo Maestro, non riusciva a fare nemmeno un passo verso di lui che già nel setaccio non ne rimaneva neanche una goccia.

Provò e riprovò decine di volte ma, per quanto cercasse di correre più veloce dalla riva fino al proprio Maestro, l’acqua continuava a passare in mezzo a tutti i fori del setaccio e si perdeva lungo il tragitto.

Stremato, si sedette accanto al Maestro e disse: “Non riesco a prendere l’acqua con quel setaccio. Perdonatemi Maestro, è impossibile e io ho fallito nel mio compito”. “No – rispose il vecchio sorridendo – tu non hai fallito.

Guarda il setaccio, adesso è come nuovo. L’acqua, filtrando dai suoi buchi lo ha ripulito”

“Quando leggi dei libri – continuò il vecchio Maestro – tu sei come il setaccio ed essi sono come l’acqua del fiume”

“Non importa se non riesci a trattenere nella tua memoria tutta l’acqua che essi fanno scorrere in te, poiché i libri comunque, con le loro idee, le emozioni, i sentimenti, la conoscenza, la verità che vi troverai tra le pagine, puliranno la tua mente e il tuo spirito, e ti renderanno una persona migliore e rinnovata. Questo è lo scopo della lettura”

2. La storia del contadino cinese. “Fortuna e sfortuna.”

Una vecchia leggenda cinese narra di un anziano e saggio contadino che aveva un vecchio cavallo con cui coltivava i suoi campi.

Un giorno il cavallo scappò verso le colline. Allora tutti gli agricoltori dei terreni vicini si recarono dal vecchio per esprimergli il loro cordoglio per quella sua sfortuna. Il contadino rispose: Malasorte? Buonasorte? Chi lo sa?!

La settimana dopo il cavallo tornò nella sua stalla dalle colline, in compagnia di una mandria di puledri selvaggi. Allora i vicini si recarono di nuovo dal vecchio, ma questa volta per congratularsi con lui della sua fortuna. La risposta del coltivatore fu ancora: Buonasorte? Malasorte? Chi lo sa?!

In seguito, quando il figlio del contadino tentò di domare uno dei cavalli selvaggi, cadde dalla sua groppa e si ruppe una gamba. Tutti pensarono a ciò come ad uno sventurato episodio, ma il contadino ebbe la sua solita reazione: Malasorte? Buonasorte? Chi lo sa?!

Alcune settimane più tardi l’esercito marciò verso il villaggio per arruolare tutti i ragazzi abili alla leva che trovavano sulla loro strada. Quando si accorsero che il giovane figlio del contadino aveva una gamba rotta, lo lasciarono stare. Ancora una volta c’è stato un segno di Buonasorte? Malasorte? Chi lo sa?!

3. Il re e la pietra “Perché incontriamo ostacoli nella vita?”

Molto tempo fa in un territorio molto lontano, oltre il mare c’era un re. Era un re molto saggio, che non risparmiava energie nel trasmettere le buone abitudini al suo popolo.

Spesso faceva cose che agli altri sembravano strane o insensate, ma ogni sua azione aveva la finalità di trasmettere i valori dell’impegno e della responsabilità.

Diceva: “Nulla di buono può arrivare a una nazione, in cui c’è chi si lamenta e si aspetta che gli altri risolvano i loro problemi per loro. Le cose buone della vita vanno a coloro che sbrigano le questioni con le proprie mani.”

Una notte, mentre tutti gli altri dormivano, il re mise una grossa pietra sulla strada diretta al suo palazzo. Quindi si nascose dietro una siepe, e attese di vedere cosa sarebbe successo.

Per primo venne un contadino con il suo carro pesantemente carico di grano, diretto al mulino per macinarlo. “Che razza di noncuranza è mai questa” – disse il contadino, mentre deviava girando intorno alla pietra con il carro. “Perché queste persone pigre non hanno rimosso quella roccia dalla strada?” E così continuò a lamentarsi dell’inutilità degli altri, senza spostare la pietra da dove era.

Poco dopo, un giovane soldato venne canticchiando lungo la strada; il berretto ondeggiava nella brezza ed una spada scintillante pendeva al suo fianco. Pensava a quanto coraggioso si sarebbe mostrato in battaglia. Il soldato non vide la pietra, ma la urtò con il piede e cadde nella polvere.

Si alzò in piedi, scosse la polvere dai suoi vestiti, raccolse la spada e imprecò rabbiosamente rivolto alle persone pigre e al perché avessero lasciato una pietra così grossa sulla strada. Poi anche lui se ne andò, non pensando di poterla rimuovere lui stesso.

Quindi il giorno passò. Tutti quelli che arrivavano si lamentavano e piagnucolavano perché la pietra giaceva sulla strada, ma nessuno la toccò.

Alla fine, proprio al calar della notte, arrivò la figlia del mugnaio. Era una ragazza che non si risparmiava, aveva lavorato tutto il giorno nel mulino ed ora era molto stanca.

Ma disse tra sé e sé: “È quasi buio, qualcuno potrebbe cadere su questa pietra nella notte e forse potrebbe ferirsi gravemente. La sposterò dal mezzo della strada.”

Così cercò di muovere la pesante pietra, tentò e tentò ancora, fin quando non ci riuscì. Con sua grande sorpresa scoprì che sotto di questa si trovava una scatola.

Sulla scatola vi era inciso: “Questa scatola appartiene a chi rimuove la pietra.” Aprendola scoprì meravigliata che era piena d’oro! Così la figlia del mugnaio si recò a casa colma di gioia.

Quando il contadino ed il soldato vennero a conoscenza di quello che era successo, si riunirono intorno al punto dove era situata la pietra, sperando di trovare un pezzo d’oro.

“Amici miei” – disse il re – “Incontriamo spesso ostacoli e oneri sulla nostra strada. Potremmo protestare ad alta voce cercando di passargli intorno se lo scegliamo, oppure possiamo sollevarli e scoprire quello che significano. La delusione è spesso il prezzo della pigrizia.“

Morale della storia: ogni ostacolo che incontriamo ci dà l’opportunità di migliorare la nostra situazione, e mentre le persone pigre tendono a lamentarsi, gli altri creano opportunità attraverso il proprio buon cuore, la propria generosità e la volontà di concludere quello che si è cominciato.

4. L’elefante nel circo. “I limiti mentali.”

Un uomo stava camminando attraverso un accampamento dove venivano addestrati degli elefanti e notò che questi non erano tenuti in gabbia o legati con delle catene.

Tutto quello che li tratteneva dallo scappare dall’accampamento era una piccola fune legata ad una delle loro gambe.

Dando un’occhiata più attenta alla stazza dei pachidermi, il gentiluomo era profondamente confuso. Non riusciva a spiegarsi perché gli elefanti non usassero la loro forza per rompere la fune e scappare dall’accampamento.

Lo avrebbero potuto fare con una facilità disarmante, eppure se ne stavano là tranquilli.

Curioso di conoscere la risposta al suo quesito, chiese ad un addestratore nei paraggi perché gli elefanti stessero semplicemente là in piedi e non tentassero di scappare. L’addestratore gli rispose:

Quando sono molto giovani e molto più piccoli usiamo funi delle stesse dimensioni per legarli. A quell’età ciò è abbastanza per trattenerli. Mentre crescono, sono condizionati a pensare di non essere ancora in grado di rompere la fune, così non tentano mai di liberarsi.”

5. I due amici nel deserto. “Il segreto per un’amicizia che duri nel tempo.” 

C’era una volta una coppia di amici che decise di attraversare assieme il deserto.

Erano due grandi amici e si conoscevano da lungo tempo.

Si fidavano l’uno dell’altro ed entrambi sentivano che per compiere questa impresa non avrebbero potuto chiedere una compagnia migliore.

Nel bel mezzo della traversata del deserto, però, a causa della stanchezza i due amici ebbero una divergenza di opinioni.

Dal disaccordo passarono a una discussione.

Dalla discussione passarono a un dibattito acceso.

La situazione degenerò, al punto che uno degli amici colpì l’altro.

Il primo si rese immediatamente conto dell’errore commesso e chiese subito perdono all’amico colpito.

Allora, l’amico che era stato colpito scrisse sulla sabbia:

Il mio migliore amico mi ha colpito.

La coppia proseguì il cammino fino a ritrovarsi in una strana oasi.

Non erano ancora entrati, quando il terreno iniziò a muoversi.

L’amico che era stato colpito iniziò ad affondare: si trovava in una sorta di palude fatta di sabbie mobili.

L’altro si allungò come poté mettendo a rischio la propria vita!

Lo salvò.

Proprio allora il ragazzo che era stato colpito e poi salvato scrisse su una pietra:

Il mio migliore amico mi ha salvato la vita.

L’altro lo guardava con curiosità.

Allora l’amico che aveva lasciato la scritta, gli spiegò:

Tra amici le offese vengono messe per iscritto sulla sabbia affinché le porti via il vento. I favori vanno incisi profondamente affinché non vengano mai dimenticati.

6. Il saggio ed i suoi consigli. “Impariamo dai nostri errori?”

C’era una volta, in un regno antico, un uomo conosciuto ovunque per la sua saggezza.

All’inizio egli dava consigli solo ai suoi familiari e agli amici più cari.

La sua fama, tuttavia, crebbe dapprima nel suo villaggio e con il tempo in tutto il regno. Crebbe a tal punto che lo stesso sovrano iniziò a convocarlo spesso al suo cospetto per chiedergli consiglio.

Ogni giorno giungevano molte persone per ricevere i preziosi consigli dell’uomo saggio. Tuttavia egli cominciò a rendersi conto che sempre più persone si recavano da lui ogni settimana per raccontare sempre gli stessi problemi.

Essi ricevevano sempre lo stesso consiglio, ma non lo mettevano in pratica.

Un bel giorno il saggio riunì tutte le persone che si rivolgevano a lui per chiedergli spesso consiglio: quando ebbe l’attenzione di tutti, raccontò loro una barzelletta. Era molto divertente e tutti scoppiarono a ridere.

Dopo una breve pausa il saggio raccontò di nuovo la stessa barzelletta. Dopo la seconda volta la gente rise di nuovo ma rimase sbigottita. Il saggio la raccontò ancora, e ancora… La gente per rispetto stava ad ascoltarlo, ma non rideva più.

Quando il saggio vide che tutti erano sfiniti chiese loro:

“Perché non potete ridere tante volte della stessa barzelletta ma potete piangere migliaia di volte per lo stesso problema?”

7. Il re è nudo. “La prigione delle apparenze e la paura di perdere ciò che si ha può renderci cechi.”

C’era una volta un Imperatore che dava tanta importanza alla bellezza ed alla novità dei vestiti. Spendeva la maggior parte dei suoi soldi per adornarsi. Non si curava dei suoi soldati, dei teatri o di scampagnate, se non quando gli servivano come pretesto per far mostra di qualche nuovo vestito. Per ogni ora della giornata, aveva una foggia speciale.

Nella grande città dove dimorava questo Imperatore, la vita era molto gaia, ed ogni giorno capitavano forestieri. Una volta vennero anche due bricconi, i quali si spacciarono per tessitori e raccontarono di saper tessere la più bella stoffa che si potesse vedere al mondo.

Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con tale stoffa avevano questa mirabile proprietà: ad ogni uomo inetto al proprio impiego o più stupido della media, essi rimanevano invisibili.

– “Ah, questi sì, sarebbero vestiti magnifici!” – pensò l’Imperatore – “Quando li indosserò saprò subito quali sono nel mio regno gli uomini inetti; e saprei subito distinguere gli uomini saggi dagli stolti! Sì, bisogna che mi faccia tessere questa stoffa!”

L’Imperatore anticipò così ai due bricconi una bella somma di denaro, perché potessero cominciare il loro lavoro.

Essi prepararono due telai e fecero finta di mettersi a lavorare. Sui telai però, realmente, non avevano nulla di nulla. Nel domandare non avevano alcuna esitazione: domandavano sempre le sete più preziose e l’oro più fino. E la roba, se la mettevano in tasca, e continuavano a lavorare ai telai vuoti, anche fino a notte inoltrata.

– “Mi piacerebbe sapere a che punto sono con il lavoro” – pensò l’Imperatore. – “Manderò qualcuno a vedere come prosegue il lavoro dei tessitori.”

In città la notizia si era sparsa: tutti oramai sapevano la meravigliosa proprietà della stoffa, ed ognuno era curioso di vedere sino a che punto giungesse la stupidità del suo vicino.

– “Manderò dai tessitori il mio vecchio onesto Ministro” – pensò l’Imperatore – “Può giudicare il lavoro meglio di qualunque altro, perché ha ingegno, e nessuno più di lui è adatto alla propria carica.”

Il buon vecchio Ministro andò nella sala dove i due mariuoli facevano mostra di lavorare dinanzi ai telai vuoti.

– “Dio mi assista!” – esclamò il vecchio Ministro tra sé, sgranando gli occhi: “Io non vedo nulla di nulla!”

Ma si guardò bene dal dirlo!

I due bricconi lo pregarono di farsi più vicino: – “E’ bello il disegno? E i colori sono bene assortiti? – e indicavano qua e là, le zone del telaio vuoto.

Il povero Ministro non si stancava di spalancare gli occhi, ma nulla riusciva a vedere, poiché nulla c’era!

– “Mio Dio!” – pensava – “Che io sia proprio stupido? Non l’ho mai creduto, ma nessuno di se stesso lo crede! E se non fossi adatto a coprire la mia carica? No, no, no… Non è davvero il caso di andar a raccontare in giro che non vedo la stoffa!”

– “Non dice nulla?” – domandò uno dei due uomini che stavano al telaio.

– “Oh, lavoro perfetto, magnifico, proprio magnifico!” – disse il vecchio Ministro, e guardò a traverso agli occhiali: “Che disegno, che colori! Sì, dirò a Sua Maestà che il lavoro mi piace immensamente!”

– “Oh, questo ci fa davvero tanto piacere!” – dissero entrambi i tessitori, decantando i colori per nome e indicando i particolari del disegno. Il vecchio Ministro stava bene attento, per poter dire le stesse cose quando fosse tornato dall’Imperatore. E così fece.

Intanto, i due bricconi domandavano dell’altro danaro, dell’altra seta, dell’altro oro, tutto per adoperarlo nel tessuto, naturalmente. E tutto mettevano invece nelle proprie tasche. Sul telaio non ne andava nemmeno un filo, ma continuavano come prima a lavorare al telaio vuoto.

L’Imperatore mandò poco dopo un altro ottimo ufficiale di Stato, affinché gli riferisse sull’andamento del lavoro, e se mancasse poco alla fine.

Accadde anche a lui precisamente quello che era accaduto al Ministro: guardava e guardava, e, poiché sul telaio vuoto nulla c’era, nulla riusciva a vedere.

– “E’ proprio un bel genere di stoffa, vero?” – domandavano tutti e due i mariuoli. E intanto mostravano e spiegavano le bellezze della stoffa che non c’era.

– “Io non sono sciocco!” – pensava l’ufficiale – “Allora, non sono adatto alla mia alta carica! Sarebbe strano! Ad ogni modo, bisogna che nessuno lo sappia!” Perciò, anche l’ufficiale di Stato vantò la stoffa che non vedeva, e si dichiarò pienamente sodisfatto tanto dei bellissimi colori quanto dell’eccellente disegno. – “È proprio stupendo!” – disse all’Imperatore.

Intanto in città non si faceva che parlare di questa magnifica stoffa.

Un bel giorno l’Imperatore stesso volle esaminare il tessuto mentre ancora stava ancora sul telaio. Si recò così dai due tessitori, accompagnato da un nutrito seguito di eletti cortigiani, tra i quali si trovavano anche i due vecchi valenti uomini che per primi erano andati a visionare la stoffa.

I due mariuoli lavoravano con più lena che mai, ma sempre senza trama e senza filo.

– “Non è vero che è proprio stupenda?” – dissero tutti e due i probi officiali – “Si degni la Maestà Vostra di osservare questo ornato, questi colori!” – ed accennavano al telaio vuoto, sempre credendo, ben inteso, che gli altri potessero vedere la stoffa.

– “Che affare è questo?!” – pensò l’Imperatore – “Io non ci vedo nulla! Questa è grossa! Forse sono diventato un grullo? O forse non sono più adatto a fare l’Imperatore? Sarebbe la cosa peggiore che mi possa capitare!”

– “Oh, è bellissimo!” – disse ad alta voce – “È proprio di mio pieno gradimento!”

Non volendo confessare di non vedere nulla sul telaio, approvò soddisfatto il lavoro inesistente.

Tutto il seguito che lo accompagnava aveva un bell’aguzzare gli occhi: non riusciva a vedervi nulla che non vi avessero veduto gli altri. Ma tutti dissero con l’Imperatore: “Bellissimo! Magnifico!”

Gli consigliarono di indossare per la prima volta il vestito fatto con quella splendida stoffa nel corteo di gala, che egli doveva guidare alla prossima festa.

– “Splendido, magnifico, meraviglioso!” – si ripetè di bocca in bocca e tutti se ne rallegrarono.

L’Imperatore concedette ai due bricconi il permesso di portare all’occhiello il nastrino di cavaliere, con il titolo di Tessitori della Casa Imperiale.

Tutta la notte che precedeva il giorno della festa, i due bricconi rimasero alzati a lavorare, ed accesero più di sedici candele. Tutti poterono vedere quanto i due si affaccendassero a terminare i nuovi vestiti dell’Imperatore. Fecero mostra di levare la stoffa dal telaio; tagliarono l’aria con certe grosse forbici, cucirono con l’ago, ed alla fine dissero: “Ecco, i vestiti sono pronti!”

L’Imperatore stesso venne allora dai due, assieme ai suoi più alti cavalieri. I due bricconi, levando il braccio in aria, come se reggessero qualche cosa, dissero: “Ecco i calzoni! Ecco la giubba! Ecco il mantello!” – e così via.

– “Son leggeri come ragnatele! Sembra di non portar nulla sul corpo! Ma questo è il loro maggior pregio!”

– “Già!” – fecero tutti i cortigiani. Ma niente riuscirono a vedere, poiché niente c’era.

– “Si degni la Maestà Vostra di deporre i vestiti che indossa” – dissero i furfanti – “e noi misureremo alla Maestà Vostra i nuovi, dinanzi a questo grande specchio.”

L’Imperatore si spogliò, e quei bricconi fecero come se gli indossassero, capo per capo, i vestiti nuovi, che dicevano d’aver preparati; e lo strinsero ai fianchi, fingendo di agganciargli qualche cosa, che doveva figurare lo strascico; l’Imperatore si volgeva e si girava dinanzi allo specchio.

– “Come vi stanno bene! Divinamente!” – esclamarono tutti – “Che ornati! Che colori! È proprio un vestito magnifico!”

– “Fuori è pronto il baldacchino di gala, di sotto al quale la Maestà Vostra guiderà la processione!” – annunciò il Gran Cerimoniere.

– “Eccomi!” – disse l’Imperatore – “Non mi sta bene?” – E si volse di nuovo allo specchio, perché voleva fare come se esaminasse minuziosamente il proprio abbigliamento.

I paggi, i quali dovevano reggere lo strascico, camminavano chini a terra, come se tenessero realmente in mano un lembo di stoffa. Camminavano con le mani tese all’aria dinanzi a loro, perché non osavano lasciar vedere di non avere nulla.

E così l’Imperatore si mise alla testa del corteo solenne, sotto il superbo baldacchino. Tutta la gente che era nelle strade e alle finestre, esclamava:

– “Mio Dio, come sono fuori dal comune i nuovi vestiti dell’Imperatore! Che stupendo strascico porta alla veste! Come tutto l’insieme gli sta bene!”

Nessuno voleva rivelare che nulla vedeva; altrimenti avrebbe rivelato che non sarebbe stato adatto al proprio impiego, o sarebbe stato troppo sciocco. Nessuno dei vestiti imperiali aveva mai suscitato tanta ammirazione.

– “Ma non ha niente addosso! Il re è nudo!” – gridò a un tratto un bambinetto.

– “Signore Iddio! Sentite la voce dell’innocenza! Il re è nudo!” – esclamò il padre: e l’uno venne sussurrando all’altro quel che il piccino aveva detto.

– “Non ha niente addosso! C’è là un bambino piccino piccino, il quale dice che l’Imperatore non ha alcun vestito addosso! Il re è nudo!”

– “Il re è nudo!” – gridò alla fine tutto il popolo.

L’Imperatore si rodeva, perché anche a lui sembrava veramente che il popolo avesse ragione, ma pensava:

– “Qui non c’è scampo! Qui ne va del decoro della processione, se non si rimane imperterriti!”

E prese un’andatura ancora più maestosa. Ed i paggi continuarono a camminare chini, reggendo lo strascico che non c’era.

Spero che le storie che hai appena letto ti siano piaciute e che siano state utili. Quale pensi sia la morale delle storie? 

Magari l’interpretazione tua potrebbe essere diversa della mia o delle altre persone, per cui se ti va scrivilo qui sotto nei commenti così possiamo imparare uni dagli altri e arricchire i nostri punti di vista.  

Leggi anche l’ebook gratuito“Trova il tuo scopo”per capire meglio come puoi compiere il tuo percorso di crescita.

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